Viaggio in India, o del “Se ritrovo me stessa, faccio finta di non vedermi”

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L’odore.

Quello che ti investe quando annusi alcune persone, quelle che terresti accanto o lontano da te, quelle che sai avranno in qualche modo un ruolo importante nella tua vita. Di amore, di odio, di amicizia, di scambi emotivi viscerali.

L’India si presenta così, assalta le mie narici con una vampata misto terra e spezie e mistero non appena i miei piedi varcano l’uscita dell’aeroporto internazionale di Mumbai, fu Bombay.

Scorre veloce la vita dal finestrino del taxi che mi conduce all’albergo in cui mi fermerò una notte, unico lusso in questo viaggio tutto treni, polvere, volti e improvvisazioni. Scorre brutale e immediata come un reportage televisivo alle due del mattino scevro di montaggi e spiegazioni, tutto è concesso ai miei occhi un po’ jet laggati orfani di filtri a noleggio per accettare una realtà da digerire in tronco e senza scusanti.

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