Le 10 cose da NON fare prima di trasferirsi a Londra

[Psssst! Se state cercando informazioni su quanti soldi portarvi dietro per andare a vivere a Londra, passate direttamente a questo post: Quanto costa vivere a Londra?! Suggerimenti per un budget realistico pre-partenza].

Mi fido dell’intelligenza altrui – e forse faccio male – ma dopo aver speso un paio di mesi immersa in letture volte ad elargire opinioni personali, esperienze di vita vissuta, catastrofismi post-atomici e consigli piuttosto scontati, per non parlare di testi infarciti di keywords a caso che se papà Google vi becca vi fa esplodere il router con 10 colpi di lupara direttamente dalla Silicon Valley, come minimo, adesso per forza di cose sono praticamente obbligata (vedi mission del blog) a dire il mio punto di vista in merito a tutto ciò che dovete scordarvi di fare prima di caricare la PostePay (con tanto di interminabile coda di pensionati + impiegato/a odioso/a alle Poste, per giunta) e prenotare il volo solo andata per Londra.

Lo scriverò cercando di fare la simpatica; questo non vuol dire ovviamente che mi diverta a raccontare castronerie, quindi marchiatevi col fuoco i seguenti 10 punti di cose da non fare a Londra prima della partenza sul palmo della mano destra, oppure utilizzateli come spunto per il vostro prossimo tatuaggio. Tanto per intenderci.

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Trasloco numero 13: la cronaca

Sveglia ore 6.00. Bestemmie per non essere stata in grado di reggere l’intera nottata senza chiudere gli occhi.
6.05. Pc acceso, ulteriori bestemmie per non essere stata in grado di terminare una consegna il mattino stesso prima alle ore 2.00.
7.30. Consegna effettuata. Colazione veloce, bucato e lettura/scrittura e-mail e varie con fetta di pane tostato in bocca.
8.00. Gatte affamate che miagolano arroganti, consegna crocchette. Momentaneo spaesamento. Correzione di un comunicato.
8.30. Riordino materiale volto alla scrittura di articoli, veloce rassegna stampa, post a caso con immagine divertente su Facebook.
9.00. Controllo selvaggio di offerte di lavoro per le freelance sfigate come me e riordino CV da inviare ad azienda londinese. Check.
10.00. Momento di panico.
10.05. Altro bucato a caso, stesura dello stesso sotto i raggi cocenti di un generoso sole e pianificazioni di trasloco e valigie.
10.30. Uscita repentina, direzione via Balbi e zone adiacenti. Anziani vittime di sorpassi al galoppo: una buona dozzina.
10.45. Arrivo in tempi record in via Bensa dopo aver effettuato l’acquisto di una poco entusiasmante marca da bollo da 14.62.
11.15. Questioni universitarie concluse. Ora tocca disdire l’abbonamento del telefono e non pensare ai soldi spesi.
11.20. Ma prima fai un salto all’Internet Point dove il tipo ha problemi a capire il tuo cognome e fai due belle scansioni.
11.40. Congratulazioni, hai appena cambiato l’ennesimo gestore telefonico. Un giro dai cinesi e poi via, sull’autobus.

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Il potere del Banalmente [quando si sta per andare a Londra]

Lo so cosa state pensando, maledetti. Che ti apri un blog su Londra se poi non schiaffi nel template almeno un’ Union Flag oppure l’originale immagine di una cabina telefonica inglese oppure un double decker bus, a caso.

È da quella famigerata giornata di tre mesi fa – quando prenotai un biglietto sola andata per la meta d’emigrazione più inflazionata del millennio – che non faccio altro che appuntarmi sull’agenda vaghi appunti di nuvolette rosa contornati volti ad invogliare le mie pigre dita ad aprire un altro dannato blog in cui raccontare per filo e per segno le informazioni utili da sapere assolutamente sulla capitale del Regno Unito.

Quindi, dopo un’attenta quanto consapevole procrastinazione, questa mattina ho tirato fuori dal cilindro una frase partorita una quindicina di anni fa dalla bocca di una mia vecchia insegnante di matematica, alla quale avevo avuto la malaugurata idea di mostrare, speranzosa e gongolante, la nuova sfavillante copertina di fiori adornata atta a contenere le lezioni dell’odiosa et odiata materia.

La risposta dell’insegnante, sorridente, per le mie orecchie da dodicenne fu abbastanza d’impatto: “Quello che importa è il contenuto“.

[una bella sfilza di insufficienti di rosso vestiti]

Insomma, tutto questo per dire: inizio a scrivere, che è meglio. Sul resto ci lavorerò pian pianino, ché purtroppo non posso fare la blogger a tempo pieno.

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