Cartoline da Genova

Panorama di Genova da Spianata Castelletto

C’è un momento in cui il treno proveniente da Ponente supera panorami tipicamente post industriali, visivamente periferici, e finisce con l’addentrarsi nell’ultima galleria del tragitto. E’ un momento di transizione dallo sferragliare sulle rotaie ad una vera e propria catarsi, singolarmente accompagnato da un immaginario rullo di tamburi, e le nere mura dell’ultimo tunnel si tingono di un acceso rosso porpora in quello che nient’altro può essere se non un camaleontico tentativo di preparazione allo spettacolo promesso, e spunta a sorpresa un sussurro: “Silenzio”. Le due estremità del tendone rosso si spiegano in volo, rivelando la luce e, sotto di essa, la città algida e maestosa mai sazia di riverenze. 

C’è un momento in cui il treno in viaggio da Savona a Genova Piazza Principe mette a zittire se stesso e tutto il mondo intorno, come a trattenere il respiro prima di un lunga immersione in acqua, e sembra dica nel silenzio: “Tacete, sciocchi, e ammirate la Superba”. 

 

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Home is where heart is (Summer edition)

Isola di Bergeggi (Savona)

Oggi è ufficialmente Estate.

Londra brilla di una luce avvolgente, l’aria è fresca e rassicurante, come se bastasse attraversare la strada per raggiungere la spiaggia e fare un tuffo in mare.

Le persone che crescono e vivono tutto l’anno lungo la costa forse sanno benissimo che, come per tutte le cose più belle, quello che eccita di più dell’estate è la sua attesa, la sua promessa, i suoi primi capolini primaverili: il solstizio altro non è che il suo timbro all’ingresso.

Genova, quella che considero la mia città, anche se sono nata 50 km più in là – però home is where heart is, o no? – non mi è mai sembrata più lontana di quanto lo è oggi. Riguardo le fotografie risalenti ai tempi di quando abitavo in quel meraviglioso trambusto gozzovigliante che sono i vicoli, ed ecco ricomparire il suono di una tromba che si infiltra sornione tra le tende della cucina, facendosi largo tra la quiete della brezza mattutina e le prime voci della giornata, vicine abbastanza da tenere compagnia durante la colazione del weekend. Il mare, poco più in là, di tanto in tanto si permette di ricordare la sua presenza sfidando ingombranti caseggiati ed i profumi di quel piccolo-grande bazar che è il centro storico genovese.

L’Estate non è un vincolo temporale. E’ una presenza, una presenza quasi umana, che ti prende per mano e ti invita ad uscire, ti fa indossare i tuoi vestiti più belli, ti presenta facce e voci, odori, storie da raccontare, viaggi inaspettati. E’ presente, costante, rassicurante.

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Sea (Less)

Ieri è arrivata.

C’era il sole, è giunta da Sud, dopo un viaggio nemmeno troppo lungo.

Camminavo in direzione Whitechapel, ore 8 del mattino, destinazione ufficio.

Mi ha travolta, a tradimento, appena svoltato l’angolo, con il vigore che hanno solo gli animi giovani e belli.

Quelli per cui non c’è mai un momento adatto, no, tutto e subito, la forza di una scarica elettrica.

Io camminavo, guardavo la playlist su Spotify, non ero pronta.

Quando mi ha assalita ho dovuto chiudere gli occhi, e fermarmi un attimo, giusto due secondi, per non ritardare sulla tabella di marcia.

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Trasloco numero 13: la cronaca

Sveglia ore 6.00. Bestemmie per non essere stata in grado di reggere l’intera nottata senza chiudere gli occhi.
6.05. Pc acceso, ulteriori bestemmie per non essere stata in grado di terminare una consegna il mattino stesso prima alle ore 2.00.
7.30. Consegna effettuata. Colazione veloce, bucato e lettura/scrittura e-mail e varie con fetta di pane tostato in bocca.
8.00. Gatte affamate che miagolano arroganti, consegna crocchette. Momentaneo spaesamento. Correzione di un comunicato.
8.30. Riordino materiale volto alla scrittura di articoli, veloce rassegna stampa, post a caso con immagine divertente su Facebook.
9.00. Controllo selvaggio di offerte di lavoro per le freelance sfigate come me e riordino CV da inviare ad azienda londinese. Check.
10.00. Momento di panico.
10.05. Altro bucato a caso, stesura dello stesso sotto i raggi cocenti di un generoso sole e pianificazioni di trasloco e valigie.
10.30. Uscita repentina, direzione via Balbi e zone adiacenti. Anziani vittime di sorpassi al galoppo: una buona dozzina.
10.45. Arrivo in tempi record in via Bensa dopo aver effettuato l’acquisto di una poco entusiasmante marca da bollo da 14.62.
11.15. Questioni universitarie concluse. Ora tocca disdire l’abbonamento del telefono e non pensare ai soldi spesi.
11.20. Ma prima fai un salto all’Internet Point dove il tipo ha problemi a capire il tuo cognome e fai due belle scansioni.
11.40. Congratulazioni, hai appena cambiato l’ennesimo gestore telefonico. Un giro dai cinesi e poi via, sull’autobus.

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