British Food: ricetta classica della celebre Carrot Cake

carrot cake

Solo fino a poco tempo fa l’idea di preparare una torta di carote mi inorridiva alquanto, forse memore di un’infanzia trascorsa ad ingurgitare con l’imbuto ettolitri di succo di carota che “fa tanto bene alla vista e all’abbronzatura”, per non parlare delle Camille, eternamente presenti nella tasca inferiore del mio zainetto per la scuola (alternate agli infidi plumcake allo yoghurt, cara mamma mai ‘na gioia). Fatto sta che, in effetti, nonostante le molteplici ore trascorse al computer non ho ancora bisogno degli occhiali, e l’abbronzatura si è sempre attivata molto decorosamente, quando possibile. Ma credo che tutto questo sia merito dei geni, non delle carote. No clue.

Ironia della sorte, sbarco in UK e che ti trovo sugli scaffali dei supermercati? Stock titanici di Carrot Cake, che ai tempi ancora ignoravo costituisse un pilastro dell’alimentazione British.

Se i commenti entusiastici di amici expats sulla presunta bontà di questa pietanza mi lasciavano alquanto indifferente, col tempo la mia riluttanza ha lasciato spazio alla curiosità, ed ecco che da un giorno all’altro mi sono ritrovata ad indossare le improbabili vesti di ammiratrice della Carrot Cake.

Visto che nelle ultime settimane sono diventata una risparmiatrice modello (dopo aver dilapidato tutto in viaggi, ristoranti e Asos), onde evitare tentazioni esterne la sera cucino alla grande, che manco aspettassi i Proci a cena. Domenica, in preda a deliri di onnipotenza, dopo aver preparato lo tzatziki, infornato il polpettone alla ligure e spadellato il pollo al mango e lime (che è buonissimo!), mi sono ricordata delle deliziose carotine al cioccolato bianco prese da Sainsbury’s (£ 1.50) e, decisa ad utilizzarle al più presto, mi sono lanciata nella preparazione della mirabolante Carrot Cake.

E’ facile, veloce, e il risultato 99/100 super!

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Ricevo e pubblico: aprire un’azienda a Londra, storia di una disavventura (finita bene)

Ricevo e pubblico l’interessante testimonianza di Paolo, che ha deciso insieme ad un gruppo di soci di aprire una nuova azienda a Londra e mi ha chiesto di condividere pubblicamente la sua avventura/disavventura. Consiglio caldamente la lettura della sua esperienza a tutti coloro che sognano o che hanno la seria intenzione lanciare il proprio business qui a Londra, onde evitare inutili perdite di tempo e di soldi – proprio come caldeggiato da Paolo in fondo alla lettera.

Durante il periodo di Giugno 2014 decido con i miei soci che la nuova azienda dovrà avere un iter diverso da quella fondata in Italia e decido, dopo vari studi e colloqui con commercialisti di mezzo mondo, che dovrà essere situata in UK, a Londra nello specifico.

Le motivazioni che ci hanno portato ad aprire a Londra sono molteplici, ma se dovessi sceglierne una sarebbe sicuramente per il sistema giuridico. Il quale, essendo preso da tutti come modello della categoria, si porta dietro anche una serie di altri vantaggi quali investimenti e tipologia di investitori.

Deciso dove aprire, bisognava trovare qualcuno che ci supportasse nell’impresa. Conosciamo tutti il detto “mogli e buoi dei paesi tuoi”, allora ho cercato uno studio di commercialisti a Londra che fosse di origine italiana. Mi sono detto: “Visto che è la prima volta, almeno non farò qualche cavolata solo per non aver compreso il vero significato di un cavillo”.

Qui comincia l’avventura o la disavventura, a seconda di come si vedono le cose nella vita.

Google ci ha subito dato un risultato su tutti, che svettava fra gli altri: Tax and Advice.
Il sito era ben fatto, chiaro e organizzato. La posizione dell’ufficio era centrale quindi ispirava fiducia.

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Fluentify: la start-up per imparare l’inglese online con tutor madrelingua

Nel 2014 non esistono più scusanti per non sapere l’inglese, per di più in un mondo sempre più fast-paced e competitivo in cui la conoscenza di almeno due lingue straniere, oltre il proprio idioma-madre, è data quasi per scontata.

Le classiche giustificazioni “la mia insegnante di inglese al liceo era incapace e la sua pronuncia lasciamo stare” oppure “in Italia nessuno parla inglese, perfino i film vengono doppiati in italiano, etc.” non reggono più, soprattutto da quando in Rete hanno iniziato a fare la loro comparsa numerosi strumenti, piattaforme, start-up e chi più ne ha, più ne metta, per imparare l’inglese e molte altre lingue straniere. Anche gratuitamente. Un po’ di tempo fa ne avevo largamente parlato in questo post, elencando soluzioni sia gratis sia a pagamento per studiare e/o migliorare la lingua inglese.

Guarda caso, c’è chi in Italia non se n’è stato con le mani in mano ed ha saputo cogliere il crescente bisogno di miglioramento delle proprie skills linguistiche espresso sempre più frequentemente da persone di tutte le età – vuoi per studio, vuoi per lavoro, vuoi per futuri progetti di espatrio – per creare un servizio accessibile e innovativo, ma soprattutto utile, alla portata di tutti.

Fluentify nasce dalle menti e dalle capacità di quattro giovani torinesi: Giacomo Moiso (CEO), Claudio Bosco (Direttore Creativo), Andrea Passadori (Marketing) e Matteo Avalle (CTO). Un’idea vincente in grado di raccogliere sin da subito consensi e attenzione da parte dei media, nonché prestigiosi riconoscimenti internazionali. Ad oggi, Fluentify conta più di 12.000 iscritti e 50 tutor madrelingua.

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London is Fashion: imparare l’inglese per lo shopping e… per un futuro nella moda!

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Tirate un sospiro di sollievo, voi e i vostri armadi: siete a Londra, la città dove andare a fare la spesa in pigiama alle 11 della sera non è tabù (fatto), il posto incantato in cui è possibile attraversare la strada per andare all’off licence un minuto dopo essere usciti dai fumi della doccia, con tanto di accappatoio rosa shocking e turbante (esemplare avvistato), questo microcosmo di bizzarri animali metropolitani che mai si sognerebbero di squadrarvi da capo ai piedi o giudicarvi per i vestiti che indossate. “Ma solo perché non capisci la lingua“, mi è capitato di leggere da qualche parte. E mi sa che è vero.

Dicerie a parte, è innegabile che le strade della capitale inglese siano un brulicare incessante di stili e tendenze in continuo divenire, un vero e proprio laboratorio spontaneo a cielo aperto dal quale creativi e stilisti pescano a piene mani per dare vita alle proprie passerelle, e proporre idee nuove da una fashion week all’altra in ogni angolo del globo. E a proposito di FW, si è conclusa da quattro giorni la Settimana della Moda di Milano, e anche Londra sta dando una lucidata alle sue catwalks in vista della Fashion Week di febbraio 2015. Non che l’argomento mi appassioni particolarmente, ma è importante sottolineare l’importanza crescente che questo tipo di eventi stanno iniziando ad avere in quel di Londra, spesso e volentieri oscurata dai riflettori di Parigi e Milano nonostante un curriculum glorioso fatto di nomi e di eventi importanti per la storia della moda a livello mondiale.

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Cartoline da Genova

Panorama di Genova da Spianata Castelletto

C’è un momento in cui il treno proveniente da Ponente supera panorami tipicamente post industriali, visivamente periferici, e finisce con l’addentrarsi nell’ultima galleria del tragitto. E’ un momento di transizione dallo sferragliare sulle rotaie ad una vera e propria catarsi, singolarmente accompagnato da un immaginario rullo di tamburi, e le nere mura dell’ultimo tunnel si tingono di un acceso rosso porpora in quello che nient’altro può essere se non un camaleontico tentativo di preparazione allo spettacolo promesso, e spunta a sorpresa un sussurro: “Silenzio”. Le due estremità del tendone rosso si spiegano in volo, rivelando la luce e, sotto di essa, la città algida e maestosa mai sazia di riverenze. 

C’è un momento in cui il treno in viaggio da Savona a Genova Piazza Principe mette a zittire se stesso e tutto il mondo intorno, come a trattenere il respiro prima di un lunga immersione in acqua, e sembra dica nel silenzio: “Tacete, sciocchi, e ammirate la Superba”. 

 

[Banalmente] a Londra è anche su Facebook, Twitter, Instagram e Pinterest!

For the sake of f@ck: regole e consigli per utilizzare al meglio i trasporti di Londra (e magari uscirne vivi)

Mentre scrivo questo post, ore 8 di un normale mercoledì mattina dentro un altrettanto normale vagone della London Overground, un signore sulla sessantina si è accomodato sul posto vuoto accanto al mio in compagnia di un goloso pacchetto di patatine. Cosa ho appena detto, 8 del mattino? Pacchetto di patatine?

Sospiro seccata. Mi guardo intorno, sfoggiando uno dei miei sguardi più torvi, alla ricerca di facce altrettanto seccate. Ma la perlustrazione dell’umanità circostante finisce presto: sono tutti troppo addormentati o immersi in altre attività più interessanti per dare retta al mio sdegno. Intanto quello seduto accanto a me continua ad emettere quel fastidioso rumore croc croc croc, e poco importa che mi metta gli auricolari, siamo ancora in galleria e Spotify non ne vuole sapere. Sospiro ancora, questa volta con rassegnazione.

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Itinerario in Cornovaglia, terra di mare e avventure

Sarà che nei primi vent’anni di vita, come tutti i giovani curiosi e pieni di energie, ho svolazzato un po’ in tutta Europa alla ricerca di storie, avventure e divertimento da una città all’altra, trascurando spesso e volentieri itinerari più complessi e remoti.

Sarà che mi piace viaggiare spesso, più volte l’anno, e con un lavoro full-time, l’università e mille altri impegni è difficile e complicato, se non proprio impossibile, ritagliarsi quelle utopiche tre, quattro settimane di ferie per lunghi viaggi in Paesi lontani ed esotici. Ogni anno, quindi, finisco sempre con l’organizzare tante fughe di breve durata, massimo dieci giorni filati; una consolazione magrognola che mi fa assaporare il potere di spezzare, di tanto in tanto, la routine londinese.

Sarà che con il passare degli anni, e tanti viaggi alle spalle, la curiosità non si è placata, anzi, la sento inquieta e vorace pervadermi i pensieri ogni giorno, ed è una curiosità avida che non si accontenta più di voli aerei, destinazioni lontane e bandierine da segnare sulla mappa. No. E’ quel tipo di curiosità che mi porta ad ammirare con stupore ogni nuovo pezzo di mondo che si profila ai miei occhi, in ogni momento. La certezza che, per il vero viaggiatore, qualunque angolo di mondo non può essere considerato mai abbastanza lontano né abbastanza vicino, se non nel caso in cui lo si voglia per forza rapportare al proprio luogo di origine.

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Aprire un conto corrente a Londra: banche, documenti e paranoie del migrante

[Pssst! Dovete fare anche il NIN, vero? Date un’occhiata qui: Burocrazia londinese: il National Insurance Number (NIN)]

Non che io vada particolarmente d’amore e d’accordo con banche e istituti finanziari vari, per non parlare di assicurazioni (le odio), commercialisti (sorry) e avvocati (sorry bis, ma spero davvero di non averne bisogno fino all’ultimo giorno della mia esistenza).

Per farla breve: il mio rapporto con la banca, e con tutte quelle avute nel corso della mia vita, è sempre stato articolato nella magnifica triade metto i soldi sul conto – prelevo – risparmio (o almeno ci provo, facendo spudoratamente finta). That’s all.

Non appena si tratta di – attenzione! – telefonare per comunicare un cambio di indirizzo, o whatever, è crisi nera.

Immaginate il resto. Quando, ad esempio, dovrò aprire un mutu… Scherzone, ci siete cascati, grasse risate, etc.

Comunque sia, ho lanciato il sasso e adesso vi mostro pure la mano: oggi parliamo di banche inglesi e di come fare per aprire un conto corrente a Londra, o nel Regno Unito in generale. Yay. Il mio entusiasmo è incontenibile, lo so, tant’è vero ho rimandato questo post per un anno e passa, ahem.

Andiamo con ordine. Provo a mettermi nei panni di tutti coloro che stanno organizzando il famigerato trasferimento a Londra e, proprio come me un anno e passa fa, si staranno domandando: “Ma io, sto benedetto conto in banca, quando e come lo devo aprire?“.

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