Londra ti cambia #1

keep calm and fake a british accent

Vivo a Londra da esattamente 20 mesi, quasi due anni. In questo lasso di tempo sono successe tante cose, molte di più di quante ne avevo immaginate, o vagamente previste, nei momenti in cui cercavo di prefigurarmi la mia vita in questa città, più o meno realisticamente. Di rimugino in rimugino, ho capito quanto il mio stile di vita sia mutato, anzi, quanto IO sia cambiata pur di adattarmi ad una realtà che, volenti o nolenti, è ben diversa da quella a cui ero abituata in Italia. 

Desidero quindi condividere con voi quelli che, a mio avviso, sono stati e sono tutt’ora i punti salienti attorno a cui è avvenuta la mia trasformazione da insoddisfatta italiana ad inquieta cittadina londinese. Da non prendersi troppo seriamente, please.

#1 Addio Pazienza

Ricordo con immensa tenerezza quando, anni e anni fa, mi piazzavo alla fermata sotto casa e aspettavo pazientemente l’autobus per ben 10 minuti, 20 la domenica. Oggi una cosa del genere mi farebbe saltare i nervi in un batter d’occhio: fremo di orrore quando i display di avviso della Tube indicano che mancano 5 minuti all’arrivo del prossimo treno (“è una vergogna!” “bastardi!” “con quello che costano i trasporti!” etc.) e al primo disservizio, ovvero treno o Overground in ritardo o autobus che ci mette più del solito ad arrivare, mi armo di telefono e inizio a twittare cose cattivissime al Customer Service della Tfl (o compagnia di turno) con gli occhi iniettati di sangue. Per favore, ditemi che succede anche a voi.

La cosa più frustrante di tutte è che, mentre io sono sulla banchina o marciapiede a fare avanti e indietro imbufalita con il suddetto telefono tra le grinfie e irriferibili francesismi proferiti dalla mia bocca in un orripilante mix italo-inglese, la maggior parte delle persone che mi circonda – tenendosi a debita distanza dalla pazza di turno, che sarei io – è assolutamente calma e non lascia trasparire il minimo segno di scazzo o di istinto omicida. Io guardo loro, cercando negli occhi un vago accenno di solidarietà; loro guardano davanti a sé o al display, sereni e fiduciosi. 

#2 Complaint, Complaint, Complaint

In un vecchio post, avevo accennato al ruolo centrale imperniato dal Customer Service in una società costellata da un mosaico incredibilmente variegato di offerta e di concorrenza. Negli ambienti a contatto con il pubblico, il povero lavoratore è messo costantemente sotto torchio dall’occhio vigile e scrupoloso del cliente, il quale non aspetta altro se non trovare il primo poveraccio in fallo per apostrofarlo e poi, successivamente, pronunciare il terribile ammonimento “I’ll call the manager“. Con tutti i benefits del caso, vedi: eventuali sconti, regali, scuse in mondovisione, harakiri in diretta del poveraccio, eccetera.

Uuuh uuuh, chiama il manager. Dài il resto sbagliato, e invece di vedersela con te, chiamano il manager. Dài un’informazione parziale o errata, involontariamente (si spera), e chiamano il manager. Hai due peli in più che spuntano dal naso, e chiamano il manager. Tutto così, tutto vero. Quasi 9 milioni di aspiranti rovina-giornata in una città. Che meraviglia, nevvero?

Ora, prendiamo posto all’altro lato della barricata: il cliente è gloriosamente riverito, servito da personale sorridente, cordiale e sempre pronto a prostrarsi ai suoi luccicanti piedi. Il cliente sa che può ottenere quello che vuole e che il negozio, piuttosto che lasciarlo andare insoddisfatto dalla concorrenza e pronto a parlare male, ovunque a chiunque, delle ingiustizie subite, gli riempirà le mutande di gadget fino ad esaurimento scorte. Il cliente ha il potere, lo sa e lo legge negli occhi imploranti magnanimità dei poveracci di turno che lo servono. I clienti più buoni utilizzeranno questo coltello rivolto dalla parte giusta per ottenere ciò che vogliono, i più bastardi per ottenere quello che vogliono più qualche benefit aggiuntivo conquistato a suon di lamentele per disservizi inesistenti.

Io, come cliente, so che posso contare sulla disponibilità dello staff di tal negozio, ma al tempo stesso sono sempre piuttosto infastidita dall’assistenza non richiesta (commessi/e propinanti barrette di Mars in un negozio di reggiseni con la manager che osserva a distanza con la bava da pitbull a digiuno da due mesi, ad esempio). Se invece capita che mi incazzi come una bestia (vedi trasporti, punto 1) la stragrande maggioranza delle volte mi ritroverò a guaire come un cagnolino alla risposta gentile e professional, dai toni agli antipodi rispetto ai miei, dell’operatore/ice di turno.

In sostanza: questo simpatico circolo vizioso fa sì che anche voi diverrete clienti iper esigenti, sempre di fretta e perennemente scazzati. Non c’è scampo.

#3 Le Schifezze

Non intendo portare avanti l’insopportabile luogo comune del “cibo in Inghilterra che fa schifo”, primo perché sono dell’idea che bisogna sempre avere rispetto per gli usi, costumi e cucina locali (pippone finito); secondo perché trovo che alcune pietanze gastro-pub inglesi non siano affatto male; terzo perché fare questi discorsi a Londra, con tutto il ben di dio culinario che c’è, è da pazzi, punto. 

Parliamo però adesso del delicato momento in cui entrate per la prima volta in un supermercato inglese e trovate ad accogliervi scaffalate intere di patatine gusto Chianti (non solo) e cioccolata in ogni possibile forma e colore. Come la mettiamo? Se siete Chuck Norris, probabilmente vi dirigerete al reparto frutta e verdura, salvo farvi schiattare il cuore nel vedere i prezzi (£2 per un grappolo d’uva). Se non siete Chuck Norris o simili, dopo un mese di permanenza a Londra le coronarie vi saranno schizzate sul soffitto del bagno, insieme alle molle della bilancia. 

Ma ho una bella notizia per voi! Panta rei! Tutto scorre, quindi passa. Adorabili cupcake rosa e azzurri con altrettanto adorabili putti biondi in pasta di zucchero intenti a sputare glassa alla fragola intorno al dolcetto? A settembre morireste pur di averne uno, a ottobre vi sarete già resi conto che hanno tutti lo stesso sapore, decorazione stile Art Nouveau in ferro battuto o Hello Kitty a prescindere. Passa. Una confezione di Digestive a colazione, che costano pure poco? Passa. Per inciso: dopo un mese i Digestive non vorrete vederli manco più sui volantini del supermercato (giuro, ci sono passata anche io). 

Datevi tempo due-tre mesi, insomma, e capirete che TUTTI quei bellissimi dolci in vetrina che sembrano usciti da libri illustrati per bambini hanno TUTTI lo stesso sapore, se non simile. L’acquolina toccherà livelli minimi storici, la vostra bilancia potrà fiatare un po’.  A meno che non abbiate preso residenza al pub, ma questo è un altro discorso.

Nota a margine: a Londra si può fare la spesa normalmente, e mangiare altrettanto normalmente e decentemente. Ma su questo argomento tornerò con più calma in un secondo momento.

#4 Buy on-line e vade retro Oxford Street 

Sociopatia, portami via. Londra è uno dei principali paradisi europei dello shopping, i negozi in settimana restano aperti fino a tarda sera e per fare compere nelle arcinote catene (Zara, H&M, Primark, etc.) è possibile evitare il centro e restare nel raggio del proprio quartiere. Nonostante questo, Londra è una città enorme e busy, di conseguenza quando si lavora il tempo, essendo denaro, diventa il bene più prezioso di tutti e si inizia a gestirlo in maniera più consona con i propri interessi. 

A me non dispiace dedicare una piccola parte del mio tempo alla spesa o allo shopping (quest’ultimo con moderazione, se non proprio quando ne abbia strettamente bisogno – e non mi riferisco agli stati emotivi tendenti al ribasso) ma certe volte gli impegni e le cose da fare sono concentrate in così poco tempo da non lasciare altra scelta: shopping online. Si salvi chi può. 

Dopo essermi appassionata alla spesa online (non è male ricevere i bottiglioni di acqua da 5 litri sulla porta di casa), ovviamente la malattia è degenerata, e io ho iniziato a: comprare vestiti e scarpe on line (Asos mon amour), ordinare mobili su Argos, scegliere cosa mangiare il venerdì sera sul micidiale JustEat, per citarne solo alcuni. 

Nonostante molti storcano il naso, a me comprare online piace, anche se sto sempre molto attenta a non lasciare informazioni registrate sulla mia carta e i miei dati sensibili (quel poco che posso fare, diciamo). 

Al tempo stesso, è un ottimo modo per evitare come la peste Oxford Street, il paradiso dello shopping amato dai turisti e odiato dai residenti. Provate a dire ad un vero Londoner che siete stati in Oxford Street un sabato pomeriggio, e vedete che faccia fa. Esatto. Ecco spiegato il perché dello shopping online.

#5 Ma soprattutto: the BA factor

Fingere o scimmiottare l’accento British è una delle cose più strazianti e/o umilianti che ci siano in circolazione. Lo ammetto, io ogni tanto ci provo, e mi riesce pure bene. Peccato che il più delle volte l’eco del mio fake accento restituisca l’immagine di una me in tuta con i capelli unticci raccolti in una sgraziatissima coda mentre sbraito improperi random contro slavatissimi individui nei pressi di un sobborgo suburbano che più periferico non si può.
Luoghi comuni a parte, io ne sono convinta: l’accento British si può imparare, per davvero.

 

[Banalmente] a Londra è anche su Facebook, Twitter, Instagram e Pinterest!

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21 thoughts on “Londra ti cambia #1

  1. 😀 😀 😀 Grazie per questo post, bello, mi è piaciuto, specialmente ai punti #2 e #5.
    L’estate scorsa sono stato in vacanza a Londra e UK, anch’io ho notato alcuni cambiamenti di comportamento, ma non questi che hai descritto. Del resto ero lì a fare il turista (ebbene sì, lo ammetto, anche in Oxford Street ;-)), e solo per 20 giorni, non 20 mesi! Quindi situazione tutta diversa dalla tua, non si possono confrontare…
    Tornerò per leggere il seguito di questo post. Ciao

  2. Ciao!

    Innanzitutto complimenti per il blog, davvero ben fatto.

    Probabilmente (se tutto va bene) inizierò il mio primo anno di università a Londra a settembre, blog come questi sono molto importanti per me

    Tu personalmente come ti sei trovata per quanto riguarda la lingua in ambito di studio? È stato molto difficile seguire le lezioni in inglese?

    Ti ringrazio e ti auguro buona fortuna per il futuro! 🙂

    • Ciao Lorenzo, grazie mille! Dunque, onestamente con la lingua mi sono trovata abbastanza bene sin da subito, un po’ di riverenza a parlare di fronte a studenti e professori madrelingua ma quando ti rendi conto del fatto che nessuno fa caso alla pronuncia e agli errori allora poi si va tranquilli! La cosa buona di Londra è questa, che in giro si sentono tanti di quegli accenti (e di errori) che nessuno starà lì a giudicare la tua conoscenza della lingua. Nessun problema per quanto riguarda le lezioni, l’inglese parlato dai professori è sempre molto comprensibile. Certo, dipende da quello che si studia, io con Journalism and Media sono stata abbastanza avvantaggiata perché non abbonda di tecnicismi, come invece può succedere per corsi più tosti come Medicina, INgegneria, etc. Dipende molto anche dalle basi che hai di inglese, naturalmente, se parti con una conoscenza buona della lingua non avrai problemi… e mano a mano che si va avanti con gli studi si fanno progressi fantastici 😉 I professori possono essere abbastanza severi con gli essays, non fanno sconti anche se sei straniero, bisogna sgobbare un po’ di più con l’aiuto del vocabolario ma ne vale la pena. Cosa studierai, e dove? IN bocca al lupo anche a te allora! 😉

      • Grazie! 😉
        Beh con l’inglese me la cavo abbastanza bene, ho fatto già alcuni viaggi a Londra e non ho avuto particolari problemi; certo la situazione in cui non capisci nulla capita sempre e capiterà ancora credo 😀

        Ho ricevuto una conditional offer dal King’s college per Computer Science & Management, ed ora sto studiando per cercare di rientrare con i requisiti che mi chiedono riguardanti l’esame di stato, spero davvero di farcela.

  3. Leggo il tuo blog da qualche mese prima di partire, ti ho ritenuto una fonte inesauribile di consigli e aiuti. Adesso sono due mesi che vivo in questo delirio di città, e due settimane che lavoro da Primark… è la follia e tu mi capisci bene! E’ incredibile quanto mi riveda nei tuoi paragrafi così eccezionalmente ben formulati, spero continuerai ad aggiornare il blog sei diventata il mio punto di riferimento ormai!! Grazie ❤

    • Ciao Valentina, grazie mille per le tue parole! Certo che continuerò ad aggiornarlo (anche se ultimamente latito per motivi vari) soprattutto devo ancora parlare bene del mio “periodo Primark” perché alcune cose sono molto divertenti eh eh. In quale sede lavori? In bocca al lupo e tieni duro! 🙂

      • Ecco immaginavo ci fosse qualche lacuna per essere un post relativo a Primark 😉 Io solo due settimane e già potrei scrivere un libro su quel manicomio!! Io sono a Westfield, che ha i suoi vantaggi e svantaggi, paga minima ma almeno non mancano le distrazioni nelle pause. Cerco di non lamentarmi perchè forse sono stata fin troppo baciata dalla fortuna per il momento. Ormai sono convinta che se sorridi Londra ti sorride e si va avanti così… grazie per il supporto, aspetto nuovi esilaranti racconti! Crepi il lupo e buona fortuna per tutto 🙂

  4. Articolo molto carino che rispetta la pura realtà…tutto questo che vi è scritto più qualche altro dettaglio, è la ragione per cui prima della fine di quest’anno cambierò stato, o addirittura rientrerò in Italia, non fa decisamente per me…mi sento incatenato ad una città che o ti offre tutto o nulla, nessuna via di mezzo, culturalmente ci sta la merda di mezzo mondo (ovvio non tutti) mi fa schifo anche solo uscire o entrare in certi posti, mi sembra di essere entrato a “maleducatolandia”…

    Da turista definerei Londra una meraviglia (Sempre che si venga in estate, altrimenti è una ginkana tra la pioggia e la gente)….

    Vivendoci, dopo un’anno e mezzo, e 9 mesi come revisore contabile…la vedo come una scatola chiusa in cui ti ci muovi con i trenini, e in cui sei INCATENATO in una vita non tua (almeno io mi sento cosi emotivamente)….sembra di essere dentro una sorta di Matrix…

    =) saluti!

    • Ciao Marco, grazie per il tuo commento. Lo so, ti capisco, Londra è una città difficile in cui vivere e credo non sia più un segreto, si passa di qui e non sempre si rimane, si fa esperienza e poi si avanti. A me l’unica cosa che pesa è l’assenza del mare, per quanto riguarda persone e maleducazione, onestamente, credo sia messa meglio dell’Italia (Paese in cui non voglio più tornare a vivere, a meno che non mi diano una mazzata in testa bella forte). Per il resto, sì, è facile sentirsi inscatolati e incatenati, come dici tu, e la sensazione è spesso soffocante. Ti auguro buona fortuna!

      • Hey ciao, grazie per la risposta, io personalmente arrivo dalla Sardegna, e trovo che siamo molto più educati dei normali standard della penisola italiana (ho incontrato davvero lo schifo provveniente dalla penisola italiana), certo non siamo perfetti nemmeno noi, ma confronto alla mia regione, a Londra ho trovato davvero di tutto e di più, specialmente razzisti (e non parlo di soli italiani).
        Quanto a Londra, beh non mi manca unicamente il mare (pensa la mia casa in Sardegna sta a 500 m dal mare) ma mi manca proprio la mia personalità, non sono io, sto vivendo come se fossi collegato ad una sorta di matrix, e questo con il tempo polverizza la mia parte interna, mi trovo male con la maggior parte delle persone che conosco (in quanto a loro volta sono ancora più sconvolte e disadattate di me), non riesco a seguire i miei hobby (in quanto adoro le moto e le auto) in quanto non ti basterebbero 2500 pound al mese per farlo, niente di personale, ma mi sono guardato allo specchio, e mi sono domandato “come mi vedo da qui a tre\cinque anni?”…beh con un bel lavoro e la mia personalità passo dopo passo polverizzata, e francamente non esiste nessun stipendio e\o lavoro abbastanza buono da poter ripagare la mia vita privata…tutto qua 🙂

  5. Ehi, lo dici ad una che è mezza sarda da parte di madre! (i miei non hanno resistito e si sono trasferiti in sardegna qualche anno fa, dalle parti di Budoni) lo so bene quanto siano “diversi” (in senso positivo) e speciali i sardi! Ci sono tante cose negative in questa città, ti faccio un esempio lampante che mi è capitato oggi: negli ultimi due giorni ho lavorato come free lance in un’azienda in cui non ero mai stata prima; mercoledì ho lavorato per conto di una project manager e giovedì per conto di un’altra. Entrambe gentilissime e simpatiche. Oggi, però, incontro quella con cui ho lavorato ieri, e mi saluta a malapena; la seconda project manager, invece, dopo che le ho mandato il lavoro finito, mi congeda (gentilmente, ci mancherebbe) con una mail. Inutile dirti che era seduta dietro di me. Questi piccoli esempi raccontano molto, troppo, di come funzionano le cose in questa città. Ti do perfettamente ragione perché anche io mi sento così, al momento cerco di godermi Londra ma ormai sono dell’opinione che è inutile venire qui perché la città è figa e ci sono mille cose da fare, si viene qui per lavorare e fare soldi, se si ha l’opportunità. Anche perché senza i soldi, qui, si fa fatica a condurre una vita decente (personalmente, ho poche pretese, nel senso che mi basterebbe qualche soldo per viaggiare e basta, ma visto che in questo momento ho anche pochi denari devo tirare fuori il meglio di questa città). Capisco perfettamente quello che ti intendi, comunque, e sono d’accordo. Sei fortunato, comunque, perché non tutti arrivano al tuo punto di rottura e insistono nel voler stare a Londra a tutti i costi (non tanto per le difficoltà oggettive, tanto quanto appunto il livello di alienazione che si può raggiungere stando qui). Di nuovo, buona fortuna!

    • Scusa se ti rispondo unicamente oggi, ma tra lavoro, e i miei due giorni off che ho passato (grazie al sole) fuori di casa sono stato busy busy :)… Parto (al contrario) dalla tua parte finale, ti dico che l’unico motivo per il quale resto qua, è soltanto che mi sono posto degli obbiettivi, di sicuro non diventare ricco sfondato, ma comunque raggiungere qualcosa in più rispetto a quello che la mia azienda IT mi offriva in Italia (dalla quale mi sono licenziato prima di venire qui).
      Purtroppo dopo qualcosa in più di un’annetto (di cui 2 mesi in un ristorante agli inizi, e i restanti come banking accountant) noto che il lavoro “decente” è sempre più saturo, e diventa quasi impossibile riuscire anche solo a fare dei colloqui (pensa un amico laureato in economia, ha trovato un lavoretto nemmeno ben pagato in un’azienda di marketing dopo aver fatto 26 colloqui in 7 mesi)…molti mi consigliano, come giusto che sia, di fare qualche corso a pagamento, ma sta proprio qui il problema, chiunque si trova in questa realtà sa bene che mettere da parte 1500 sterline per un corso CISCO UK, non è proprio una cosa fattibilissima (in particolare se poi lavori, oltre i soldi non hai nemmeno il tempo), considerando che se non risiedi qui da almeno 3 anni, non ti concede NESSUNO un prestito…
      Il mio livello di pazienza è ormai arrivato allo 0, e penso che dopo le mie future ferie in Sardegna per pasqua, dove devo incontrare due ex datori di lavoro più delle nuove conoscenza per dei progetti, e aver valutato con molta attenzione il tutto, credo che lascerò il testimone a qualcun’altro magari più “fortunato” di me… 🙂

      Saluti

      E grazie per le tue risposte, sono felice di trovare una persona in grado di ragionare correttamente e sopratutto di capirmi…tra tutti i problemi, c’è anche questo, trovare persone mentalmente “stabili” qui a Londra… 🙂

      • Ciao Marco, sì capisco perfettamente quello che dici. Da un mese a questa parte sto cercando nuovamente lavoro, e pur avendo esperienza di 15 mesi in ufficio qui a Londra (più ovviamente gli altri 5-6 anni di gavetta che mi sono fatta in Italia) ma al momento ho ottenuto solo un colloquio. Le ho pensate tutte, ho fatto vedere il mio cv e la cover letter, cerco sempre di modificare qualcosa e di fare le application nel migliore dei modi, ma niente, non c’è verso. Tra poco inizierò ad abbassare le mie pretese, me ne frego, e cercherò di concentrare i miei sforzi su un business online che mi sta “chiamando”. Almeno ci provo, e poi Londra è il posto migliore per farlo! Ti auguro buona fortuna in Sardegna o da qualsiasi altra parte, riuscirai sicuramente a trovare la tua strada. A Londra spesso ci vuole fortuna, ma nessuno sa quanto si debba aspettare…Spero di riuscire a restare mentalmente “stabile” ancora per un po’ 😉 Ciao!

  6. Ciao 🙂 Ho ricevuto l’unconditional offer inaspettatamente dalle università che ho scelto e vorrei sapere come fare per “rifiutare” le altre dato che ho fatto la mia scelta. (Sui vari siti esiste solo il tasto accept offer XD ). Ti ringrazio ancora per il tuo indispensabile aiuto e per la creazione di qiesto blog e della pagina facebook 🙂 un abbraccio

    • Ciao figurati! Ottimo allora! Per rifiutare ricordo che ero andata sul riquadro dell’UCAS in cui era contenuto l’elenco delle università, è spiegato bene qui: How to make your replies – When your last decision comes in, we’ll send an email as usual to say there’s an update (or a letter advising you about replying). Then you go to Track to make your replies.
      You’ll have a deadline shown in Track to do this by – how much time you have depends on the time of year, varying from one to five weeks.

      Spero possa esserti di aiuto. In bocca al lupo!

      • Grazie mille 😊 comunque io le ho fatte singolarmente sulla pagina di ogni facoltá perché si trattava di un master. E mi hanno inviato delle email dicendomi che mi hanno accettata come faccio a rifiutare in quel caso? Ps scusa per il disguido…

      • Ah scusami non avevo capito! Quindi ti hanno mandato una semplice email, e nient’altro? Dunque, io so solo questo: ogni università (sempre in riferimento ai master) sul suo sito ha un’area riservata alle application. Tu avevi dovuto effettuare la registrazione per ogni università, giusto? Se sì, allora accedendo al postgraduate portal (dovrebbe chiamarsi così) puoi rifiutare l’offerta da lì. Spero di non sbagliarmi, fammi sapere!

  7. Complimenti per il post, è sicuramente molto utile per chi non si è ancora trasferito e vede Londra come la “terra promessa”, la realtà è ben diversa rispetto a quella che si immagina o si vive da turista…

    • Ciao Nadia, grazie per il tuo commento! Sia chiaro, io amo Londra e nonostante qualche volta abbia voglia di tirare le capocciate al muro (tempo, soldi, lavoro, etc.) sono felice di vivere qui. Però, certo, ci sono tanti aspetti di cui bisogna tenere conto e che a lungo andare possono mettere a dura prova tutti quelli che, pur se armati di buona volontà, decidono di trasferirsi qui.

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