Il potere del Banalmente [quando si sta per andare a Londra]

Lo so cosa state pensando, maledetti. Che ti apri un blog su Londra se poi non schiaffi nel template almeno un’ Union Flag oppure l’originale immagine di una cabina telefonica inglese oppure un double decker bus, a caso.

È da quella famigerata giornata di tre mesi fa – quando prenotai un biglietto sola andata per la meta d’emigrazione più inflazionata del millennio – che non faccio altro che appuntarmi sull’agenda vaghi appunti di nuvolette rosa contornati volti ad invogliare le mie pigre dita ad aprire un altro dannato blog in cui raccontare per filo e per segno le informazioni utili da sapere assolutamente sulla capitale del Regno Unito.

Quindi, dopo un’attenta quanto consapevole procrastinazione, questa mattina ho tirato fuori dal cilindro una frase partorita una quindicina di anni fa dalla bocca di una mia vecchia insegnante di matematica, alla quale avevo avuto la malaugurata idea di mostrare, speranzosa e gongolante, la nuova sfavillante copertina di fiori adornata atta a contenere le lezioni dell’odiosa et odiata materia.

La risposta dell’insegnante, sorridente, per le mie orecchie da dodicenne fu abbastanza d’impatto: “Quello che importa è il contenuto“.

[una bella sfilza di insufficienti di rosso vestiti]

Insomma, tutto questo per dire: inizio a scrivere, che è meglio. Sul resto ci lavorerò pian pianino, ché purtroppo non posso fare la blogger a tempo pieno.

I contenuti, dicevamo.
Ecco, sì, me ne vado anche io a Londra.
Banalmente.

Questo è quello che mi sono impegnata a dire fino ad adesso ad amici e conoscenti.
Quell’avverbio, Banalmente, una-parola-una che ha alleggerito non poco il gravoso compito comunicativo, così strutturato:

  • il gaio momento nel quale tu comunichi al soggetto di turno che te ne vai all’estero;
  • l’imbarazzante momento in cui il soggetto ti chiede “e dove te ne vai di bello“;
  • l’imbarazzante momento in  cui tu devi rispondere “a Londra“.

Il pesante lavoro che quel Banalmente si sobbarca non è da sottovalutare: sostituisce perfettamente noiose quanto paonazze perifrasi, è connotata di preziose implicazioni psicologiche e non vuole altro che sottolineare al soggetto cui ci stiamo rivolgendo che “sì, lo so, tutto il mondo sta andando a Londra così come tutti gli Italiani disperati che non trovano lavoro in Italia quindi faccio l’autoironica e la consapevole così non stai lì a guardarmi imbarazzato/a quanto me senza dover sudare perché non sai cosa dire di originale dato che hai di fronte una che sa benissimo a quello che sta andando incontro, TIÈ“.

Paranoia sociale, anyone?

E vi dirò di più. Il Banalmente riesce talvolta nel miracoloso intento di ribaltare la situazione a vostro vantaggio. Questo perché l’interlocutore di turno, spiazzato dalla vostra nonchalance, inizierà col persuadervi che state facendo una scelta lodevole e che siete delle persone di grande pregio, eccetera.

Quindi, tirando le somme, il mio suggerimento è il seguente: sfruttate il potere del Banalmente, amatelo e veneratelo, ma fatelo solo se siete in partenza della volta della Perfida Albione. Non vale utilizzarlo in caso di ritorno forzato in Italia, con la cosa tra le gambe (soldi finiti, lavoro non trovato, eccetera): in questo caso, il Banalmente servirà solo come valido appiglio per farvi perculare in giro vita natural durante. Mantenetela intonsa quel poco di dignità che vi resta, dai, su.

PS: Il “Banalmente” va proferito sfoggiando un angelico sorriso.

 

[Banalmente] a Londra è anche su Facebook, Twitter, Instagram e Pinterest!

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2 thoughts on “Il potere del Banalmente [quando si sta per andare a Londra]

  1. Ed eccomi qui, ho letto il tuo primo post e adesso aspetto i prossimi!
    Meraviglia Londra, sfoggia il tuo angelico sorriso e raccontacela, non banalmente come sai fare tu!
    Un bacione!

  2. Ma benvenuta, e grazie per la fiducia 😉 Sono già in tanti a scrivere su Londra, l’importante è divertirsi e metterci un po’ del proprio! Una bacione, ti aspetto in UK!

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